10. la serenità del fallimento

Si sente dire che il fallimento sia peggio della morte, o più semplicemente che sia temuto tanto quanto la morte.  Onestamente ho smesso di temerlo così tanto. Forse perché mi ci sono ritrovata immersa varie volte, e ormai è diventato un caro amico, un parente che ogni tanto ti fa visita e che accogli con un sorriso.

L’ho appena definito “un caro amico”, ma non per autocommiserazione. È uno di quegli amici che ti fanno notare i difetti; è uno di quegli amici che ti dicono la verità anche se amara; è uno di quegli amici con cui hai il piacere di parlare, ma anche un po’ il timore reverenziale.

Il fallimento è sempre un’opzione (così dicono).

Personalmente, credo che sia essenziale. Chi non l’ha mai provato vivrà con la paura costante di ritrovarselo di fronte;  chi invece ha potuto provare sulla pelle le ferite inflitte da svariati capitomboli, sa che quello che non uccide rende più forti. E questa frase fatta, questo detto comune, non è un processo automatico. Non funziona così:
– ho fallito quindi la prossima volta andrà meglio.
Piuttosto, funziona così:
– ho fallito: dove ho sbagliato? Che cosa posso correggere? (e comincia così un lungo processo di autocritica che culminerà nel tentativo successivo, sperando di non incorrere negli stessi errori della volta precedente).

La serenità del fallimento non è la leggerezza con cui si affronta la situazione scomoda.
A mio parere è la consapevolezza che si possa rimediare, o riprovare qualcosa in seguito. È la soddisfazione di averci provato, di non aver avuto paura, di non essersi tirati indietro.

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9. Through glass

Ci sono giorni in cui puoi essere estremamente spensierato, o estremamente malinconico. E tu stai sospeso tra i due umori così diversi, come se li stessi guardando entrambi attraverso un vetro.
La scelta dipende da quello che farai.
Ed è bello quando puoi scegliere. Quando dici “sì, oggi sento proprio che la cosa giusta è fare così…”, ti senti veramente felice anche per una cazzata. Perché, ammettiamolo, è una cazzata.
Quando però sono gli altri a scegliere per te, “just listen to the noises, null and void instead of voices”, può crollare tutto, e nell’esatto momento in cui sai che il programma tanto agognato è andato a farsi fottere, vorresti prendere a calci qualcuno.
Ed è altrettanto bello quando stai dormendo e sei felice, e con la mente anche i sentimenti sono assopiti.
Poi qualcuno entra in camera, accende la luce, ti sveglia, e torna a dormire.
E tu rimani lì, di nuovo sveglio dopo tanto tempo, a guardare tutto attraverso un vetro, ad aspettare.
E tutto quello che sai è poco, “it feels like forever, but no one ever tells you that forever feels like home, sitting all alone inside your head”.

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8. Illusioni

La mia parte l’ho fatta. Da parte mia non mi illudo più.
Non mi illudo più che qualcuno possa miracolosamente starmi simpatico se per il resto della vita è stato (o io con lui) un coglione; non mi illudo più che la fortuna piova dal cielo e che un giorno la mia vita si capovolga come desidero da quando avevo 12 anni (metà della mia vita…oddei).

E quindi, se io non mi illudo più, perché gli agenti esterni riescono ancora a farmi cadere?

Forse sono io, scema, che ancora non ho capito bene come fare ad essere asettica, completamente apatica. O forse una piccola parte la giocano anche gli altri?

Io ho smesso di sperare che qualcuno abbia fiducia in me dal nulla e punti tutto per farmi andare avanti.
Allora perché doveva comparire qualcuno a  disturbare il sonno pacifico dei miei sogni spenti, per poi dimenticarsene e scomparire? Così…come se niente fosse.

 

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7. Cinquanta sfumature di vomito.

In genere, quando un libro diventa una moda e compare la pubblicità in tutti i siti internet, ancora meglio se è nato da una fanfiction, mi chiedo come mai è più letto di Salinger o Bukowski. Allora ho deciso di farmi forza e cercare di capire cosa avesse reso 50 shades of grey così popolare. E chi dice romanticismo, non l’ha letto fino in fondo.
Risposta: sesso. ormoni. snusnu. trombate, o come lo volete chiamare.

Erika Leonard, perché? Donna deviata e inutile <.< le 7 ore più nauseanti della mia vita, pari solo al viaggio ad Arbatax su strade poco raccomandabili per chi ha uno stomaco sensibile.
Nemmeno “100 colpi di spazzola e blablabla”  mi aveva fatto così schifo.

Pensavate che fosse impossibile riempire 680 pagine di sesso senza fotografie? Sarebbe stato più esplicito solo se avessero schizzato sopra il pdf.

Ma cristosanto, che problemi ha il mondo? Non voglio fare la vecchia bacchettona, e giuro che non lo sono – e cerco di non esserlo – ma quel libro è utile solo in inverno per accendere il fuoco se c’è freddo (peccato che avevo il pdf). Scritto da una bimbaminkia in calore per innumerevoli bimbeminkia in calore. Ma il controllo degli ormoni che fine ha fatto? E soprattutto, definire quell’aborto un “harmony” mi sembra decisamente un eufemismo.

E non sono nemmeno femminista, ma quello è un inno alla degradazione della donna, che solo dopo 680 pagine e 6 cinghiate sul culo decide che “no, questo è troppo”. Ma farsi frustare la figa non era troppo? O farsi trombare con il ciclo?
No, 6 cinghiate dopo (sfere vaginali, deflorazioni in tutti gli orifizi possibili – l’unica verginità rimasta della protagonista credo fosse nei condotti lacrimali – , tirate di capelli, ecc) 680 pagine di agonia (del lettore) e descrizione più o meno accurata di svariate penetrazioni, la carissima Anastasia detta Ana (avrebbe anche potuto farsi chiamare Anal a questo punto) decide che è troppo e che il tizio è un bastardo. Ma quanto può essere cretina una donna che descrive un’altra donna così ingenua e sottomessa?

Ad ogni modo non posso negare di aver anche riso parecchio. Il  libro più patetico che abbia mai letto. Posso solo immaginare quanto sia patetica la scrittrice.

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6. da “Il Capitano è fuori a pranzo” di Charles Bukowski

La cosa terribile non è la morte, ma le vite che la gente vive fino alla morte. Non fanno onore alla propria vita, la pisciano via. La cagano fuori. Muti idioti. Troppo presi a scopare, film, soldi, famiglia, scopare. Hanno la testa piena di ovatta. Mandano giù Dio senza pensare, mandano giù la patria senza pensare. Dopo un po’ dimenticano anche come si fa a pensare per loro. Hanno il cervello imbottito di ovatta. Sono brutti, parlano male, camminano male. Gli suoni la grande musica dei secoli ma loro non sentono. Per molti la morte è una formalità. C’è rimasto ben poco che possa morire.

(12.9.91 11:19PM – Il Capitano è fuori a pranzo, Charles Bukowski)

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Intervista agli Heymoonshaker per F.R.A.D.E.S. 2012 (import. da sneakapeakblog)

Il 15 luglio, in occasione del decimo anniversario dell’associazione culturale F.R.A.D.E.S., si è esibito a Serramanna (VS) il gruppo dubstep blues inglese Heymoonshaker. Andy Balcon (chitarra e voce) e Dave Crowe(beatbox) sono atterrati a Cagliari il 15 luglio, direttamente dal loro ultimo concerto a Cahors (sud-ovest della Francia), per poi ripartire la mattina del 17 luglio verso Lugano (Svizzera), in cui si esibiranno il 20 luglio per proseguire il tour.

Il concerto (seguito da quello del gruppo reggae Train to Roots) è durato poco più di un’ora, e i musicisti sono riusciti a coinvolgere il pubblico nonostante le barriere linguistiche.
Dave, estroverso ed espansivo, cerca di comunicare e interagire con il pubblico in tutti i modi; Andy, più introverso e riservato, lascia che siano le canzoni a parlare per lui, interpretandole con estrema passione e trasporto.
Oltre al genere, gli Heymoonshaker si differenziano da molti altri musicisti perché Continua a leggere

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5. Roulette russa

Mi chiedo spesso: sono l’unica a non sopportare le persone eccessivamente fortunate? Quelle che si salvano anche quando giocano alla roulette russa e hanno la rivoltella puntata alla tempia, consapevoli del fatto che i cinque fori vuoti sono esauriti ed è il loro turno.
Non so se qualche anima buona li assista, o se siano nati sotto una buona stella, o altri modi di dire che in pratica non hanno efficacia.

Continuo a chiedermi perché, anche se sulla carta tutte le variabili siano contro di loro, queste persone riescono a fare sempre e comunque una bella figura.

Non fraintendetemi, non sono invidiosa, non aspetto che la loro “buona stella” si decida a guardare me. Non mi interessa sinceramente. Non sarei soddisfatta delle mie azioni se sapessi che sono merito della fortuna e non di un percorso ragionato in cui ho imparato qualcosa. E non capisco come possano essere soddisfatti loro, sapendo perfettamente di non avere meriti, ma convincendosene fermamente.

La mia non è invidia. Questo è cinismo misto a razionalità.

Infatti, non riesco a capire nemmeno come possano vantarsi di un raziocinio che non gli appartiene, non lo mostrano nemmeno le poche volte che la realtà dei fatti gioca a loro svantaggio. Sanno di avere fortuna e sanno che questa li assisterà ancora una volta.
Non sopporto il fatto che a queste persone vada sempre tutto bene e non capiscano mai quando è il momento di fermarsi e riflettere, e magari prendersi qualche responsabilità.
Ma penso che non succederà mai.

Rimarranno sempre pronti a giocare alla roulette russa con le tempie altrui.

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